Harry Potter è una certezza. La saga fantasy ha segnato l’esistenza dei Millennials, ma non solo – infatti il prossimo obiettivo sarà conquistare i giovanissimi con la serie HBO che vedrà una nuova generazione di interpreti. Tuttavia, nonostante ci si provi – noi di iCrewPlay Cinema auguriamo ai piccoli attori un grande in bocca al lupo per questa splendida esperienza che ripercorrerà le avventure del protagonista – Daniel Radcliffe resterà per sempre Harry Potter.

Un personaggio che continua a fare storia, sebbene siano trascorsi più di vent’anni dall’uscita del primo capitolo. Oggi iconico, ma com’è arrivato a essere una leggenda cinematografica? Un processo non immediato – benché, dopo l’enorme successo in sala di Harry Potter e la Pietra Filosofale, scoppiò la ‘Potter mania‘, inoltre sbancando al botteghino. Il risultato lo si ebbe dopo il terzo film, grazie all’idea (introspettiva) del regista Alfonso Cuarón.
Daniel Radcliffe e Harry Potter: un binomio indissolubile
Una piccola premessa: tale innovativa modalità di studiare il personaggio non riguardò solo Daniel Radcliffe ma anche i suoi colleghi Emma Watson e Rupert Grint, all’epoca un trio di adolescenti alle prese con il prigioniero di Azkaban, Sirius Black. Ebbene, Alfonso Cuarón sviluppò una tecnica infallibile perché gli attori risultassero perfettamente autentici nei loro ruoli. Come se fossero a scuola, ma sul set, tra compiti e prove scritte.

Per raggiungere il suddetto obiettivo, il regista affidò un comando ben preciso ai tre ragazzi: redigere un saggio sui loro personaggi. Daniel Radcliffe scrisse una sola pagina, tuttavia fu molto diretto, manifestando stupefacente chiarezza. Puntò all’essenza del protagonista, senza perdersi in dettagli futili, descrivendo Harry come un giovane alle prime armi nel gestire il proprio destino. Al contrario, Emma fu analitica e precisa, consegnando un lavoro di ben sedici pagine: Hermione al 100%.
Infine Rupert non scrisse nulla, fornendo la seguente spiegazione: “Sono Ron e lui non avrebbe mai fatto il compito“. Dunque, ecco la prova: l’attore dai capelli rossi era davvero Ronald Weasley. Non solo trasformarli in piccole leggende – alla fine, già lo erano – fu anche un modo per Alfonso Cuarón di conoscerli – era appena giunto sul set, subentrando a Chris Columbus. Dunque, il terzo capitolo segna il momento in cui smisero di interpretare dei ruoli, entrando in sinergia con i loro personaggi.

Centrarono l’obiettivo del regista, confermando quanto i confini tra realtà e finzione fossero sfumati. Questo è il motivo per il quale molti di noi non riescono a vedere nessun altro al loro posto. Ormai sono parte dell’immaginario collettivo e quando pensiamo a Harry Potter si materializzano i loro volti nella nostra mente, soprattutto Daniel Radcliffe. Chissà se la stessa richiesta sia stata rivolta anche a Tom Felton: sarebbe intrigante scoprire una corrispondenza con Draco Malfoy.