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Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Al centro, una storia potente, caotica che smuove ogni certezza di essere, di amare e vivere.

Irene Marri 28 secondi fa Commenta! 16
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8.7 Film rivelazione del 2026
Hamnet

È da poco uscito nelle sale, Hamnet, diretto dalla regista Chloé Zhao con protagonisti Jessie Buckley e Paul Mescal. Un film che ha già fatto parlare di sè negli scorsi mesi, dalla presentazione al Festival del Cinema di Roma sino alle candidature ai Golden Globe 26 dove la regista e l’attrice protagonista portano a casa l’ambito premio. E poi le otto nomination agli Oscar 2026; alla miglior regia, al miglior film, alla miglior sceneggiatura non originale e ancora miglior colonna sonora, scenografia, costume design, e miglior attrice protagonista.

Contenuti
Hamnet, un’apparente e comune storia d’amoreHamnet: una tela umana di vita, colori, sfumature e sofferenzeHamnet ci mostra l’ombra e poi la luce, dietro l’elaborazione del lutto e la perdita di un figlioAgnes, è simbolo di femminilità ed emancipazioneIn Hamnet, la natura è la chiave del raccontoHamnet, e la simbologia dei coloriL’immensa e meravigliosa arte del teatro e della messa in scena
Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma
Jessie buckley e paul mescal in hamnet

Un trionfo, segnato dall’incredibile messa in scena del film, tratto dal romanzo di Maggie o’Farell, Hamnet-Nel nome del figlio, un racconto rimasto per anni impolverato e chiuso negli scaffali delle librerie e che trova finalmente voce tramite la delicata e soave regia della regista cinese, nota per Eternals e Nomadland.

Hamnet, un’apparente e comune storia d’amore

Hamnet, riporta al centro, la controversa e apparentemente nascosta, storia di William Shakespeare. Non un biopic, questa volta, ma una storia quasi comune, che emerge dagli sguardi fugaci di due giovani che si incontrano in circostanze casuali nelle campagne di Stratford-upon-Avon. Un colto figlio di un guantaio, viene spedito dal padre, per saldare dei debiti, a impartire lezioni di latino ai figliocci di uno strano allevatore di bestiame nei dintorni rurali della cittadina.

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Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Il giovane Will, viene catturato da una una chioma folta e ribelle che si aggira tra le radure e appare accompagnata da un piccolo falchetto poggiato sul braccio. Una presenza strana, ma allo stesso tempo affascinante, tanto da far destare interesse al neo incaricato maestro di latino, abbandonando i piccoli alle traduzioni, e andando verso un destino che sembra già scritto.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Si perchè Agnes e Will, sono due anime dipendenti, l’una dall’altra. Distanti secoli, che si ritrovano a condividere di nuovo un tratto di vita apparentemente imprevedibile e segnato. Uno sguardo, una presa, i due corpi che si riconoscono e non si abbandonano più.

Agnes predice il futuro di William osservandogli la mano: gli preannuncia successo e due figli presenti al suo capezzale. Tra il il mito di Orfeo ed Euridice, che gli recita lui, le radure rigogliose, il profumo legnoso degli abeti, i due consumano la loro relazione. Lei rimane incinta; disconosciuta dalla famiglia, i due giovani si sposeranno, e Agnes in quel bosco che l’ha protetta dà anni darà alla luce Susanna.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Qui, ha inizio il quadro di vita meraviglioso e beffardo, di due giovani, lacerati da un’amore inatteso e dibattuto, dove il destino è protagonista, rivelando gioia, dolore, amore, vita e morte attraverso la meravigliosa arte del teatro e delle maschere. Il nome del celato scrittore più importante nella letteratura inglese, sembra scomparire, in un racconto comune, che parla un linguaggio universale, dove i grandi nomi non sono protagonisti, ma l’arte e l’immensa opera della vita sì.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma
Hamnet: jessie buckley as agnes and paul mescal as william shakespeare in chloé zhao’s film. Photograph: agata grzybowska/focus features

In Hamnet, vediamo un giovane Shakespeare fuggire da un luogo che per anni ha oppresso la sua ispirazione, dalla violenza e gli abusi del padre fino al silenzio contrastante di quella cittadina dove è cresciuto.

L’unica via è la vita, vederla scorrere tra le strade londinesi, le urla, i pianti, la gioia contribuiscono a operare sulle tragedie più importanti della letteratura inglese. Dalla storia personale di Will e Agnes, emerge tra le rovine di una famiglia distrutta dal dolore, l’amleto shakespeariano, omaggio e intenzione al figlio morto del drammaturgo inglese.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Un’opera che racchiude nel complesso, la vita e la morte attraverso le fasi più importanti dell’essere umano; l’amore, la maternità, l’elaborazione del lutto e l’accettazione. Il film pone uno sguardo riflessivo ma allo stesso tempo neutro su questo racconto che diviene quasi in maniera silenziosa e risoluta, una poesia attuale e contemporanea. In grado di far tremare i cuori, interrogando lo spettatore, vincolandolo ad un legame con i personaggi, abbattendo l’artefatto della finzione, proiettandolo quasi in una sorta di archischermo.

Hamnet: una tela umana di vita, colori, sfumature e sofferenze

Il nuovo film di Chloé Zhao è una montagna russa di emozioni contrastanti, rapiti inizialmente dalla travolgente e fugace storia d’amore tra Will e Agnes, vi ritroverete catapultati all’interno di un’atmosfera magica, tra l’odore del muschio ancora bagnato e il terroso profumo di legno, dove tra mistero e bellezza si nascondono i miti e le dicerie più affascinati.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Un’opera magistrale, che mette in luce sfumature di un passato letterario sepolto da superficialità e cinismo. Al centro, una storia potente, caotica che smuove ogni certezza di essere, di amare e vivere.

Parlami, illusione! Se hai suono o uso di voce, parlami! -Amleto

Nessuno è realmente protagonista in questo racconto, nonostante al centro ci sia uno dei letterati più importanti della storia. Shakespeare. Irrilevante quasi, ma la sua arte no, e neanche ciò che calpesta e ribalta la vita di quest’uomo; l’amore, la famiglia, il teatro e la morte.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Hamnet vive di puro spirito poetico, guidata dalla magistrale messa in scena degli attori, tra cui l’immensa interpretazione di Jessie Buckley (una vera scoperta).

Una volta entrato in sala, sarà difficile non uscirne segnati, perché è un film che scava dentro, riuscendo con profonda umanità a rilegare temi importanti come l’amore, l’abbandono, la vita, la morte, l’elaborazione del lutto, e il teatro in unica grande tela umana, fatta di corpi che si muovono, si toccano, che trasformano il dolore in speranza.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Dalla regia sino alla fotografia, la messa in scena è impeccabile. Una mano dolce e delicata si posa sulla storia tratta dal romanzo di Maggie O’Farrell guidando un racconto così travolgente in maniera quasi invisibile.

La potenza caotica che hanno in scena i due attori protagonisti Paul Mescal e Jessie Buckley travolge i sentimenti, fa tremare per un instante il cuore, in questo scorcio di vita e amore che collega i destini dei due , attraverso la famiglia, la pungente e dolorosa morte del figlio e un rapporto infranto da un fato crudele e imprevedibile.

Hamnet ci mostra l’ombra e poi la luce, dietro l’elaborazione del lutto e la perdita di un figlio

Agnes, la stessa donna, che riusciva a captare attraverso la pelle, il vento che cambiava direzione e il tatto caldo tra il pollice e la mano, non riesce questa volta a percepire l’incombenza di un male che molto presto si abbatterà sulla sua famiglia.

Quella libertà, quel senso di sicurezza e felicità che finalmente aveva trovato in Will, dopo un’infanzia tormentata da dicerie e falsi pregiudizi come fattrice e sventura di quella comunità, si rompe da un momento all’ altro. Quando è costretta ad affrontare la malattia e la perdita del figlio Hamnet.

Il senso di inquietudine, di colpa per non aver capito, per non aver fatto nulla, e soprattutto per essere rimasta sola, mentre Will era a distanza di miglia da lì, a Londra dove si dedicava alla messa in scena della vita e la morte, ma in quel momento la tragedia si stava realmente abbattendo sulle persone che amava.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Qui l’immensa bravura di Jessie Buckley, che si carica il film sulle spalle, in maniera quasi disumana, si sveste di ogni possibile certezza e travolge con potenza espressiva la scena, mostrando il dolore in tutte le sue sfaccettature, racchiuso non solo nella maternità ma nella sfumatura dell’amore, e dell’umanità.

Il personaggio di Agnes diventa simbolo di dolore e sofferenza verso l’elaborazione del lutto e il processo a sè di recupero e accettazione. Nel film seguirà l’intera fase che parte dalla crisi di rapporto dei due, la mancanza, i vuoti di silenzio, il dolore lancinante e infine la trasposizione della vita nell’arte più affascinate, il teatro e l’opera messa in scena da Will in ricordo del figlio Hamnet.

Agnes, è simbolo di femminilità ed emancipazione

L’attrice candidata agli Oscar 2026 come miglior attrice protagonista, regala una caricatura caotica e selvaggia al personaggio di Agnes, dandole voce, forza e passione in un quadro storico dove la donna, ancora, valeva sempre meno dell’uomo.

Lei con le mani sporche di terriccio, i capelli folti ribelli che sanno di rosmarino, porta un personaggio ribelle, sfacciato e coraggioso che vive e merita di esistere come esempio di femminilità ed emancipazione.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Dalle scelte consapevoli e decise sulla sua maternità, fino alla crescita dei figli, lontani dai pregiudizi e dalle dicerie che fin da bambina ha subito dalla comunità di Stratford-upon-Avon. Da sempre rilegata come la ragazza strana, dal dono quasi maledetto. L’unica colpa era quella di saper intuire il destino degli altri, prevedendo in maniera naturale il fato crudele che avrebbe agito su di essi.

“La strega”, “la stramba“e poi “la sventurata poco di buono” che Will è costretta a sposare. Tutto ciò è quello che per anni Agnes subisce, eppure la sua natura non si spezza, non si piega a cambiare per gli altri. Subisce in silenzio, finché, un giorno non arriva quel goffo insegnante di latino a comprendere finalmente la vera natura della ragazza, amandola, soprattutto per il suo enigmatico e misterioso rapporto con la natura.

In lui c’è molto più di quanto ci sia in tutti gli uomini che ho conosciuto. Lui mi ama per quello che sono, non per quello che dovrei essere. -Agnes in Hamnet

In Hamnet, la natura è la chiave del racconto

Hamnet é un’opera che persiste polverosa dopo secoli, e che la regista Chloè Zhao riporta alla luce, nella maniera più assoluta e completa possibile. Dalla fotografia alla sceneggiatura. Un’ equilibrio di colori, luce e ombra in corrispondenza alle inquadrature e i momenti catturati nel film

Una vera meraviglia visiva che incontra il verde delle radure selvatiche di Stratford-upon-Avon, tra le foreste e i boschi rigogliosi emerge l’animo ribelle e puro di Agnes, immortalata con il suo falco.

Tale radura diventa quasi un simbolo magico, un varco tra la vita e il mondo ultraterreno, tanto, da diventare la porta simbolica della scenografia di Amleto, la tragedia che William Shakespeare mette in scena in memoria del figlio Hamnet.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Per la regista diventa focale la messa in scena della natura. Che collega quasi in maniera metaforica la vita e la morte. Il ciclo naturale che si interrompe e prende forma e vita diversa. 

Un mirato e calibrato uso della luce, dei colori e dei movimenti di macchina, quasi impercettibili, che procedono in maniera equilibrata e naturale verso la ripresa del racconto, facendo immergere completamente chi guarda.

La natura diventa l’inizio e la fine di tutto. Dall’essenza che anima Agnes e dove genera la vita, sino alla morte, metaforicamente incisa in quel varco. Una chimera di illusione e speranza, cui Hamnet risiede aspettando i propri genitori. Alla fine di un ciclo, che per lui si è spezzato troppo presto.

Hamnet, e la simbologia dei colori

Il film è carico di significati e simbologie, a partire dall’uso dei colori nella scenografia e nei costumi. Un vero e proprio linguaggio emotivo e visivo che anticipa temi e punti chiave del racconto. A partire da Agnes e i suo vestiti quasi sempre candeggiati da un rosso con una punta di arancio, a significare l’eterno ossimoro tra vita e sangue, dalla vitalità e la nascita sino alla malattia, e quindi la peste, la febbre e il pericolo che la circonda. Inoltre è primordiale il richiamo di tale sfumatura all’amore materno di Agnes, intenso, istintivo quasi animale.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Dall’altra parte, invece, l’uso calibrato del blu. Quasi sempre indossato o anticipato dalla presenza di Will, interpretato da Paul Mescal. In questo caso, tale colore esprime l’assenza e la distanza del personaggio, ciò che si perde e ciò che si allontana. Inoltre precede la simbologia del lutto, il vuoto dopo la morte di Hamnet e allo stesso tempo è segno di interiorità e memoria, quindi il mondo mentale in cui si rifugia Will a Londra dopo la morte del figlio e il ricordo che resta.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Il blu della scenografia raffredda l’immagine, e crea una spazio di sospensione. Poiché è il colore del tempo che passa, del dolore che non esplode ma che resta, profondo e quieto. Accentua ancora di più la profonda crisi di comunicazione tra i due personaggi.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Il contrasto tra il blu e il rosso riflette dei temi centrali del film: la vita e la morte, la presenza e l’assenza e il corpo e lo spirito. Da una parte Agnes spesso associata a toni più caldi a simboleggiare; la terra, il sangue e la natura e dall’altra Shakespeare quelli più freddi e quindi; distanza, pensiero e silenzi.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

L’immensa e meravigliosa arte del teatro e della messa in scena

E poi, infine, il teatro. La settima meraviglia del mondo, l’arte che ha filtrato da sempre le emozioni, che ha creato, distrutto e innalzato miti. Che ha racchiuso nelle sue maschere, nelle sue tragedie l’eterno connubio tra finzione e realtà e quella linea sottile tra verità e bugia. Celando la vera natura dell’uomo.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma

Qui, l’immensa bellezza di questa arte, nata per congiungere e unire corpi, voci, emozioni e pianti. Qui, l’essenza di ogni cosa. Qui, il senso di tutto, del cinema, dei racconti, della messa in scena.

Le persone. Le emozioni. I corpi. E la loro fusione. Questo é il teatro. Questa é l’umanità.

Hamnet: essere o non essere questo è il dilemma
Hamnet
Film rivelazione del 2026 8.7
Trama 8 | 10
Regia 9 | 10
Fotografia 9 | 10
Recitazione 9 | 10
Montaggio 8 | 10
Sceneggiatura 9 | 10
Scenografia 9 | 10
Colonna sonora 8.5 | 10
Costume Design 8.5 | 10
Good Stuff La sceneggiatura, riesce con arguta sintesi in un'ottima trasposizione del racconto, senza stravolgere il romanzo originale. La fotografia è magistrale. Un’equilibrio di colori, luce e ombra in corrispondenza alle inquadrature e i momenti catturati nel film. La messa in scena è impeccabile. Una mano dolce e delicata si posa sulla storia tratta dal romanzo di Maggie O'Farrell guidando un racconto così travolgente in maniera quasi invisibile. La potenza caotica che hanno in scena i due attori protagonisti Paul Mescal e Jessie Buckley travolge i sentimenti, fa tremare per un instante il cuore.
Bad Stuff
Summary
É un film che scava dentro, riuscendo con profonda umanità a rilegare temi importanti come l’amore, l’abbandono, la vita, la morte, l’elaborazione del lutto, e il teatro in unica grande tela umana, fatta di corpi che si muovono, si toccano, che trasformano il dolore in speranza.
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